VULNERABILITA’ – FORME E VOLTI DI UN ASPETTO CHE INTERESSA TUTTI

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Il concetto di vulnerabilità trae la sua origine etimologica dal latino vulnus (ferita – colpo – offesa) e – nel linguaggio corrente – viene utilizzato, a mio avviso, con un’accezione che rimanda in qualche modo ad una posizione di soggezione, oserei direi anche di subordinazione ove immaginiamo che vi sia un soggetto che – per caratteristiche peculiari fisiche e/o psichiche, permanenti oppure occasionali, necessiti di tutela, di attenzione, di cura. Possiamo, tuttavia, pensare che l’ambito della vulnerabilità richiami ed includa anche un ambito diverso di lettura: ognuno di noi, infatti, per la semplice condizione di essere umano e, come tale, soggetto che vive emozioni, situazioni, sensazioni di vita, sia per sua stessa natura propenso e predisposto a manifestare una propria sensibilità, un proprio sentire intimo, che rappresenta anche una risorsa forte, profonda e radicata, alla quale attingere in determinati frangenti o di fronte a determinate situazioni. Credo, infatti, che per ciascuna situazione possiamo avere almeno, ma non solo, due facce e che l’una contribuisca a rendere intelleggibile, completa e significativa l’altra; se proviamo ragionare sul concetto di vulnerabilità come risorsa, oltre che come fragilità, ritengo che il quadro di insieme possa essere arricchito. Contenere e limitare l’ambito della vulnerabilità ad un’accezione meramente limitativa e peggiorativa della condizione personale rischierebbe di rendere parziale il campo di indagine e, probabilmente, ciò limiterebbe le possibilità di trovare delle soluzioni. Vero è che un individuo in una condizione di vulnerabilità è soggetto che maggiormente viene esposto ad una serie di situazioni potenzialmente dannose, pregiudizievoli, critiche e – in casi estremi – anche letali e questo è u dato che non possiamo omettere e dal quale, anzi, dobbiamo partire; è pur vero, tuttavia, che una presa di consapevolezza della situazione può aprire il varco ad una capacità decisionale, che in assenza di essa, verrebbe preclusa. Mi spiego meglio: nel momento in cui un soggetto prende coscienza della propria vulnerabilità, è nella condizione – non sempre ma spesso – di poter orientare le proprie scelte; ripeto, ciò non accade sempre, perché esistono condizioni che -per la gravità e per la irreversibilità della loro natura – non permettono nemmeno una presa di consapevolezza. Il concetto di vulnerabilità è presente in molteplici situazioni e circostanze della vita, come andremo a vedere con una sintesi nel prosieguo ed ha una portata che trovo sia immensa per estensione e per profondità, con un potenziale di incisività che spesso è nascosto anche ai nostri occhi. Scendiamo nel concreto e pensiamo – per esempio – ad un individuo che – per patologie fisiche e psichiche – necessiti di una misura di tutela che può essere quella dell’amministrazione di sostegno (che come un abito sartoriale si adatta e si scrive sulla storia e sulle peculiarità di ciascun individuo e dove l’amministratore di sostegno spesso si affianca all’amministrato) o quella più forte e più incisiva dell’interdizione, che – come noto – prevede che il tutore si sostituisca in toto al tutelato, il quale – quindi – è impossibilitato ad assumere qualsiasi minima decisione. Ebbene, in tali circostanze – soprattutto laddove il grado di inabilità e di invalidità è particolarmente grave e pregiudizievole – è facile comprendere come il beneficiario non possa – proprio per la condizione in cui si trova – auspicare ad una consapevolezza che può condividere o esternare. Esistono, poi, condizioni legate al dato anagrafico, che determinano – in via potenziale e presuntiva – la necessità di una maggiore attenzione: mi riferisco in particolar modo alla condizione di anziano ed a quella di bambino, ove il soggetto – in virtù della propria condizione di vulnerabilità legata al dato anagrafico – è maggiormente esposto ad una serie di rischi. Per tali ragioni, ad esempio, il bambino e/o soggetto minore è visto con particolare riguardo quando si tratta di determinare la capacità genitoriale nell’ambito di un giudizio di separazione/divorzio/affidamento minori o quando si tratta di assumere decisioni circa la sospensione e/o la decadenza della responsabilità genitoriale per fatti gravi che hanno interessato il minore stesso e/o la propria famiglia. Pensiamo, in tal senso, che la vulnerabilità del minore viene – in questi casi – affrontata e supportata con l’ausilio del curatore speciale, che è soggetto istituzionale preposto a rappresentare i diritti e le richieste del medesimo all’interno di un procedimento giudiziale. Pensiamo, ancora, alle modalità di audizione del minore, soprattutto ma non solo del minore di età superiore agli anni 12, il quale è chiamato ad esprimere il proprio pensiero ed il proprio parere in ordine ad una situazione di conflitto relativa alla collocazione e/o all’affidamento del medesimo; vi sono, infatti, una serie di accorgimenti tecnici e pratici finalizzati a fare in modo che il minore non sia posto in condizione di soggezione, di paura e/o di convincimento da parte di terzi. Venendo alla condizione dell’anziano pensiamo – oltre all’istituto dell’amministrazione di sostegno già menzionato – alle figure preposte alla cura del medesimo, quali i care giver – siano essi familiari o persone professionali preposte a tale ruolo – che sono chiamati ad occuparsi di tutte le necessità e di tutti i bisogni della persona assistita; in tale ambito sarebbe auspicabile prevedere una normativa che riconosca queste figure, che si muovono nell’ombra e nel silenzio, ma che fanno un lavoro enorme di cura e di protezione, spesso senza alcun riconoscimento morale né economico. Ebbene, in tale ambito, l’anziano – soprattutto se gravemente invalido – è esposto in maniera importante ad una serie di pericoli e di rischi, lo vediamo nei casi di cronaca, sia quando assistiamo a tentativi (spesso con esito) di truffa sia quando apprendiamo di maltrattamenti perpetrati sia nelle strutture sia nell’ambito della vita domestica. In tale caso, la necessità di attenzionare – anche con l’utilizzo di telecamere – le situazioni potenziali di pregiudizio, è alta, esattamente come è alta nell’ambito delle scuole dell’infanzia per la tutela dei minori. Ecco, in questi casi, la persona vulnerabile non è nella condizione di poter fare della propria condizione un punto di forza e, pertanto, bisogna mettere in campo una serie di strumenti atti ad implementare la tutela dei medesimi. In parallelo possiamo, poi, pensare al caso delle persone ospedalizzate o ricoverate in strutture, dove spesso la paura e l’abuso di potere da parte di chi dovrebbe, invece, mettersi a fianco dell’individuo, avvolge di silenzio e di accettazione anche le situazioni che non si possono né si debbono tollerare. Ritengo che vi siano ottimi ed ampi spazi di presa di consapevolezza nelle situazioni ove la fragilità può essere conosciuta ed indagata in via preventiva: mi riferisco, in particolare, a tutte quelle condizioni di vulnerabilità intrinseca in ciascuno di noi, ma che ognuno può e – mi azzardo – deve conoscere. Veniamo, dunque, a trattare dei casi di manipolazione, abuso, prevaricazione – fisica, psicologica, economica – che sono sempre più diffusi in ogni ambito ed in ogni regione del nostro Paese; mi riferisco a tutti, donne e uomini, che si trovano in un loop dal quale non sanno come uscire, perché sono stati avvinti dalla tela del ragno in maniera seducente, scientemente creata da persone che, più o meno consapevolmente, usano leve di poter per soddisfare bisogni egoici, malati e perversi. Oggi si assiste ad un proliferare di interazioni – chiamarle rapporti o relazioni non riesco – che si muovono in via esclusiva o quasi attraverso canali telematici, ove spesso si creano situazioni patologiche di subordinazione e di malessere che vengono coltivate per mesi, a volte per anni, a volte con richieste di prestazioni sessuali, altre con richieste di denaro, ove la vittima non riesce nemmeno a comprendere che cosa stia accadendo. Esistono questi contatti che si insinuano nelle vite altrui e che vanno ad appagare ed a soddisfare bisogni profondi ed atavici che nemmeno vengono riconosciuti: in questo senso ritengo che possa essere fatto un lavoro preventivo di grande presa di coscienza. Se ognuno di noi conosce, almeno in parte, i trigger che possono essere particolarmente sensibili, suggestionabili e sollecitabili dall’esterno, se ciascuno conosce quali sono i bisogni emotivi che muovono le proprie azioni e le proprie reazioni, probabilmente ha strumenti più efficaci e più forti per potersi tutelare. Questo discorso va letto in chiave preventiva, come un qualcosa che a monte può consentire di attrezzarci per affrontare le situazioni e per sviluppare una capacità critica, che consenta di avere un osservatorio privilegiato, ove il privilegio sta proprio nell’aver sviluppato nel tempo delle conoscenze di un certo tipo. In questo periodo si parla molto di pagine e gruppi social, dove sono state postate – a loro insaputa – immagini di donne in momenti di particolare vulnerabilità, con una mercificazione posta in essere da mariti, compagni di vita, fidanzati, da persone – quindi – che hanno usato in maniera subdola e direi con intento criminale il rapporto di confidenza, di intimità, di fiducia con le proprie donne per soddisfare bisogni narcisistici, egoici, egoriferiti e, in ogni caso, malati di una perversione che gli stessi provano a giustificare come una sorta di ammirazione per le sventurate vittime di tale inganno: immagino queste donne, che mano a mano stanno scoprendo di aver subito questo abuso – questo tradimento, come vittime inconsapevoli, esposte e mercificate su piattaforme internet mentre stanno dormendo o durante rapporti intimi, da persone con le quali avevano deciso di condividere vita, sogni e speranze. Andando ad esplorare altri ambiti di vulnerabilità, penso alla circonvenzione di incapace, ove l’incapacità non deve – necessariamente – essere formalmente certificata e/o stigmatizzata in qualche istituto, essendo sufficiente che lo status possa essere determinato per fatti concludenti, mediante una ricostruzione ex post della situazione. Anche in quest’ambito, che può avere risvolti eterogenei e diversificati, con implicazioni in ambito penale ed in ambito civile, mi sovvengono situazioni, nelle quali molte persone con deficit di varia e diversa natura vengono lasciate a se stesse o, in qualche modo, cercano l’isolamento sociale, per vergogna, per paura o per amarezza. Mi sovviene, ancora, la casistica dei giovani Hikikomori, che in maniera lenta ed inesorabile, oppure improvvisa, si alienano dalla società, dal mondo esteriore e da tutte le attività che comportino il fatto di uscire di casa. In ambito processual penalistico, la vulnerabilità viene attenzionata con la previsione di una specifica circostanza aggravante, a carico di chi commette determinati reati in danno e con pregiudizio di persona affetta da una particolare condizione di inferiorità – subordinazione. Una situazione di particolare vulnerabilità è quella del padre separato – con scarsi mezzi e ridotte risorse economiche – che subisce, proprio malgrado, la decisione della madre di non consentire un esercizio equo e sano della responsabilità genitoriale, spesso con l’ulteriore aggravante di dover sostenere una molteplicità di spese sia per la famiglia sia per il sostentamento della propria persona. La pagina triste dei “padri separati” che sono costretti a consumare un pasto caldo offerto dalla comunità è una realtà assolutamente presente e della quale magari non si parla spesso; rappresenta, tuttavia, una situazione molto diffusa, ove la donna esercita un potere sui figli e sulle istituzioni, spesso distorcendo e manipolando la realtà a proprio favore, andando ad addebitare all’uomo responsabilità gravi che non ha. In ambito diverso una condizione di particolare fragilità riguarda chi si trova – proprio malgrado e senza responsabilità propria – in una condizione di sovraindebitamento, dalla quale non riesce ad uscire; sappiamo che la Legge n. 03/2012 e successive modifiche ha predisposto una serie di tutele e di strumenti, finalizzati a risanare le posizioni debitorie sproporzionatamente e senza colpa createsi per eventi oggettivi e di forza maggiore. In parallelo esistono norme per il risanamento della crisi di impresa, aziendale, relativo alle situazioni che riguardano le persone giuridiche. Ed ancora, mi sovviene la situazione di chi percepisce il reddito di inclusione (già reddito di cittadinanza) con esclusivo riferimento alle persone che realmente hanno diritto a questa forma di sostentamento, che è – in ogni caso – assolutamente insufficiente a fare fronte alle necessità primarie contingenti della vita di un individuo; penso ai cd. “esodati”, a coloro che non sono più appetibili e collocabili nel mercato del lavoro, perché considerati troppo vecchi o troppo qualificati, ma nemmeno hanno maturato i requisiti che un algoritmo ha decido che sono quelli corretti per accedere ad una pensione. Penso, poi, alla posizione della persona sottoposta ad indagini che – per opinione comune, popolare e frutto di ignoranza – è spesso vittima di uno stigma sociale che equipara un avviso di garanzia ad una sentenza di condanna irrevocabile; penso al clamore mediatico che hanno alcune vicende che, oltre al processo nelle aule di giustizia, hanno un processo parallelo in televisione. Penso alla fragilità di chi – in attesa di un processo (giusto?) non regge il peso di essere additato dalle persone per strada e decide di compiere scelte estreme, perché magari i giornali (un certo di stampa) pubblica notizi che dovrebbero essere coperte dal segreto istruttorio, ma che fuoriescono dalle cancellerie. Se la vulnerabilità rappresenta – nella sua parte fisiologica – una caratteristica ed un’attitudine che fa parte di ciascuno di noi, la stessa può assumere – in determinati casi in maniera permanente ed in altri solo in fase transitoria – tratti che necessitano di un’attenzione particolare, anche sotto il profilo istituzionale e giuridico; in questa chiave la vulnerabilità può essere un comune denominatore che permette di dare una lettura sistemica di situazioni apparentemente diverse. Vedo con favore l’intento di dare un impianto istituzionale trasversale della vulnerabilità che comprenda sia l’ambito civile che quello penale ed auspico che si vada in questa direzione. Avv. Elisabetta Canteri – foro di Torino E mail: elisabetta.canteri@gmail.com

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